Mais Biancoperla (Veneto)

Mais Biancoperla (Veneto)

Possiamo iniziare a parlare del Mais Biancoperla citando un antico libro di Giacomo Agostinetti, fabiancoperlamoso agronomo di Cimadolmo (vicino ad un nostro storico fornitore, la cantina Giol), che nel suo libro “Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa“, sul finir del 1600 segnalava la presenza nei “…quartieri della piave…” di un “…sorgoturco dal color bianco…“, progenitore dell’attuale Biancoperla.

Difficile tracciarne con precisione le origini; pare che questa antica varietà entri nella famiglia più ampia dei “perla”, con endosperma bianco ma a volte anche giallo, diffuse in tempi remoti in Argentina e in Bolivia. Certo è che il Bianco Perla di Piave o, con altro nome la Perla Piave Miniscalco era già ben conosciuta nel Veneto orientale e nel Friuli Venezia Giulia tant’è che nel 1954 l’Istituto di Genetica e Sperimentazione Agraria “Strampelli” di Lonigo ne contava la diffusione per quasi 60.000 Ha.

Questo Istituto ha rivestito un’importanza davvero fondamentale per salvaguardare l’importanza di questo prodotto autoctono mais-biancoperlaquasi perduto a causa del declino iniziato nel dopoguerra in favore delle sementi ibride costituite negli Stati Uniti d’America decisamente più produttive. I pochi coltivatori rimasti si riunirono in un’associazione chiamata “Associazione Conservatori Mais Biancoperla” e con l’aiuto dell’Istituto Agrario sopra menzionato stesero un Disciplinare di produzione, con un logo ed uno statuto. Di lì a breve il Biancoperla ottenne il riconoscimento da parte di Carlo Petrini e del suo movimento Slow Food e venne annoverato tra i nove gioielli veneti da salvaguardare (gli altri sono il Radicchio di Treviso e di Castelfranco, il Radicchio di Chioggia, il Radicchio di Verona, l’insalata di Lusi a, il Riso Vialone Nano Veronese, l’Olio Extravergine del Garda, l’ Asparago di Badoere, i Marroni di Monfenera e i Marroni di Combai).

10379836_762919797064716_4034503459545105055_oIl Biancoperla è seminato verso fine marzo, primi di aprile, su un terreno che deve essere ricco di sostanze organiche e ben concimato. La raccolta, spesso effettuata a mano o piccole macchine spannocchiatrici al fine di raccogliere le spighe tutte intere, avviene verso settembre. Vengono poi essiccate all’aria e conservate fino al momento della sgranatura e successiva macinazione.

La famosa polenta bianca si può ottenere solo da questo fantastico mais, che ha caratteristiche qualitative decisamente superiori alla modesta media mondiale. Molto più dolce e delicata, di grana più fine,  è in grado di esaltare ogni piatto che accompagna, mentre dal punto di vista nutrizionale i valori più o meno si equivalgono rispetto al mais giallo di alta qualità

Inoltre, va sottilineata l’enorme differenza con le “polenti bianche” che spesso vengono spacciate per “mais bianco perla”:  la farina originale del consorzio ha dei composti aromatici inarrivabili, anche se diversamente da quanto si pensa,  la polenta ottenuta è più scura dagli ibridi bianchi presenti sul mercato.

Pertanto, quando vi presentano una polenta super bianca….mhhhh, diffidate!

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Il nostro Mais Biancoperla è delle Barbarighe, bellissima fattoria didattica che vi invitiamo a visitare!



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