Giol: il Vino dal 1427

il riposo del vino di Giol

il riposo del vino di Giol

Siete mai stati in un posto dove tutto quello che vi circonda è intriso di storia, arte, cultura, sangue, gioia, paura…in altri termini, di vita?

Bè, uno di questi posti è di sicuro la Cantina Giol, il cui primo documento scritto della sua esistenza risale al 1427, 35 anni prima dell’invenzione della stampa da parte di Gutenberg!

Il Castello Giol

Il Castello Giol

E’ una storia che parte da lontano e arriva ai giorni nostri grazie a Giovanni Giol che nel 1919, di ritorno dall’Argentina (dove era emigrato giovanissimo e dove riuscì a costruire la più grande cantina del mondo) comprò dai Papadopoli il Castello, il Parco, le Cantine e un migliaio di ettari di terreno,  iniziando a tramandare una storia fatta di passione e amore, che continua ancora oggi grazie alla pronipote Luisa (che dà il nome ad un fantastico vino) e a Vittorio Carraro, suo figlio.

Ho avuto la fortuna di passeggiare con Vittorio nella sua proprietà e PB110130conoscere, sottovoce, la famiglia e la cantina…e la cosa che mi ha impressionato di più, oltre alla profonda conoscenza anche del territorio, è la sensazione che Famiglia e Cantina siano un tutt’uno, quasi l’espressione di un unico pensiero.

Passeggiando su un terreno morbido, l”impatto emotivo visivo non è da meno di quello che arriva dai racconti di Vittorio: la Cantina Grande, protetta da mure spesse oltre un metro, è incorniciata in un complesso di tigli e glicini secolari accarezzati nelle radici da un ruscello di acqua risorgiva.

Questa cantina ospita al piano terra una delle più imponenti e suggestive bottaie esistenti nel nord italia: un vero anfiteatro di 78 botti di diversa capacita (alcune arrivano addirittura a contenere 26 mila litri) protetto da un cielo di 220 travi secolari che sorreggono un immenso granaio, che per secoli ha ospitato quello che è da sempre il cibo dell’uomo: il grano!

Durante la Grande Guerra, gli austriaci occuparono tutta la zona e trasformarono il Castello e le Cantine in un presidio militare; in quegli anni, intere forme di formaggio venivano nascoste all’interno delle botti per sottrarle alla confisca: di qui l’origine del famoso formaggio “ubriaco”. A testimonianza di ciò Vittorio mi mostra i segni dei proiettili sparati contro alcune botti…e pensate: lo spessore era tale da resistere ai colpi di arma da fuoco salvaguardandone il contenuto!

La botte aveva protetto con orgoglio il suo bene più prezioso, anche dal proiettile di un fucile!

Passiamo poi per la parte più antica. Non so se il brivido che mi prende è dovuto all’umidità o al fatto che lì davvero il tempo scorre in modo diverso, molto più  lentamente e a volte pare fermarsi: sono le 5 cripte, dove da sempre i vini più prestigiosi vengono gelosamente conservati e oggi servono per l’affinamento in barrique del Cabernet.

E’ qui che ho assaggiato il Vino di Giol, tra Barrique, Tonon e Botticelle, soffitti a volta in pietra e pareti spesse un metro che garantiscono una temperatura costante tutto l’anno: il clima ideale affinchè il Vino in creazione possa riposare e affinarsi.

Potrei iniziarvi a parlare del Merlot senza solfiti aggiunti, uno tra i vitigni più apprezzati al mondo sia da degustare in purezza, d’annata o invecchiato oppure miscelato ad altri per cercare nuovi e delicati equilibri.

All’aspetto si presenta con un colore rosso rubino non particolarmente carico che già fa intendere la natura di un vino non troppo impegnativo che trova il suo contesto ideale nella tavola di tutti i giorni.

All’olfatto si possono distinguere le note floreali molto delicate che si armonizzano con i sentori di frutta fresca rossa, ciliegia selvatica.

Al gusto si presenta armonico, equilibrato, leggermente tannico: il finale piacevolmente morbido lascia al palato una sensazione davvero piacevole.

Prosecco Sur Lie di Giol

Prosecco Sur Lie di Giol

E che dire poi del Prosecco Sur Lie, un prosecco frizzante che abbandona il sistema Charmat e qualsiasi manipolazione tecnica per tornare a rispettare i tempi e e le modalità della maturazione naturale.

E’ il metodo antico: a primavera il vino (biologico, ovvio!), viene imbottigliato e rifermenta in bottiglia, lasciando fare tutto ai lieviti (che poi si depositeranno sul fondo) che creeranno profumi inconfondibili, di crosta di pane e polpa di pesca, espressioni di un vino puro, integro ed autentico. Ottimo abbinato ai risotti e ai prodotti speziati e con erbe aromatiche, evitando di servire il fondo nel bicchiere.

Rimanendo nel Prosecco non si può non arrivare al Prosecco Spumante Brut Mirage, medaglia d’argento al Biofach2014, un spumante dal perlage estremamente fine e persistente, di buona intensità, dal profumo floreale di glicicine e fiori d’acacia, con note di frutta a polpa bianca. Un bouquet intenso, che si completa con sentori di pane e lievito, di buona struttura, molto armonico, certamente gradevole.

E’ l’aperitivo perfetto, in grado di accompagnare anche i risotti, le verdure, i primi leggeri e anche la pasticceria secca.

Per i più curiosi della vinificazione, dopo la raccolta manuale, il mosto viene fatto decantare e freddo e inoculato con lieviti selezionati; dopo la fermentazione a freddo (14 gradi) si procede al travaso, leggera chiarifica e filtrazione. Si procede ad una rifermentazione indotta in autoclave esuccessivo imbottigliamento.

prosecco fenice

La Fenice

Il fratello Extra Dry si chiama La fenice, medaglia d’argento al Millésime Bio del 2015.

Anche qui si tratta di un prosecco dal perlage fino e persistente ed un colore giallo paglierino scarico con leggeri riflessi verdognoli, un aperitivo incredibile da servire rigorosamente a 8 gradi per assaporare appieno la struttura acidula e le delicatissime note floreali.

E’ comunque una caratteristica comune a tutti i vini di Giol: dalla crescita alla raccolta, dalla morbida pressatura al silenzioso riposo in botte, tutto avviene senza fretta, senza troppa ingerenza da parte dell’uomo, nel rispetto della natura e soprattutto di quella che è la madre di tutto: la terra.

Se andiamo a vedere la Terra, appunto, vediamo una buona varietà di sue figlie: tra le uve bianche il Glera, il Pinot grigio (medaglia d’oro al Millésime bio del 2015), lo Chardonnay, il Verduzzo (nostro da sempre!) ed il Sauvignon.

Tra le uve rosse il Merlot (eccezionale il “senza solfiti aggiunti”), il Cabernet (da provare il Barrique, strepitoso) ed il Raboso.

Nei negozi Naturalmia ci sarà sempre un vino di Giol in vendita perchè rispecchia appiena il vero made in italy che cerchiamo: Tradizione, Rispetto, Eccellenza.

Cenni Storici dal 1427

Nel 1427 la Repubblica Veneta dopo aver conquistato la terraferma ripagò gli enormi meriti di guerra del suo Capitano Generale Nicolò Mauruzzi da Tolentino con la promessa del godimento di San Polo di Piave (compresa l’Azienda Agricola e il Castelletto) quando avesse portato a termine il suo incarico. Nicolò sposò Isotta la figlia di Francesco Sforza e morì in battaglia. La ricompensa promessa fu concessa a Cristoforo, suo figlio legittimato da papa Martino V che volle così ricompensare Nicolò per i servizi resi come gonfaloniere di Santa Romana Chiesa. Anche Cristoforo si rese benemerito verso la Repubblica difendendo Verona e togliendo Padova a Marsiglio di Carrara. Nel 1452 il doge Francesco Foscarini assegnò a Cristoforo il feudo di San Polo (oltre ad altri beni) sottratto al patriarcato di Aquileia. I Gabriel succedettero nella proprietà fino al 12 Maggio1797, giorno in cui cadde la Repubblica Veneta e nei giorni immediatamente successivi il generale Bonaparte abolì il sistema feudale. L’abolizione durò pochi mesi perchè l’imperatore d’Austria, diventato padrone dell’ex stato veneto, rimise in vigore il sistema precedente e la proprietà tornò alla famiglia Gabriel. Pochi giorni dopo la morte di Angelo Maria Gabriel (senza figli), l’Austria si ritirò dai territori veneti e Napoleone ritornò ad esserne padrone. Abolì nuovamente il sistema feudale. Prima i Vivante e poi i Papadopoli si sono succeduti fino alla drammatica Prima Guerra Mondiale. San Polo fu occupato dagli austriaci dopo la disfatta di Caporetto ed il Castello, così come le Cantine, divennero presidio di guerra. Ancora oggi è possibile notare le tracce dei combattimenti sui muri e sulle botti. Nel 1919 Giovanni Giol che aveva fatto da poco ritorno da Mendoza (Argentina) dove era emigrato giovanissimo e aveva aver creato un impero e la più grande Cantina del mondo, comprò tutto il complesso dai Papadopoli: il Castello, il Parco, le Antiche Cantine e un’enorme superficie. Oggi la sua pronipote Luisa continua con orgoglio a difendere questo paradiso supportata da Vittorio, suo figlio. Il desiderio di tutelare e proteggere un partimonio storico, culturale e ambientale senza eguali continua.



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