La Mucuna: un “medicinale” ayurvedico che incontra la medicina ufficiale

Mucuna PruriensLa Mucuna è un arbusto rampicante appartanente alla famiglia delle Leguminose o Fabaceae, come le lenticchie, i piselli, la soia, le fave, i lupini e così via, tipica dell’ Himalaya ma anche delle zone caraibiche e Sud America.

Da moltissimo tempo utilizzata nella medicina ayurvedica per contrastare non solo il diabete ma anche le disfunzioni erettili e lo scarso appetito sessuale, è oggi oggetto di numerosi studi clinici non tanto per le proprietà antiossidanti, che comunque vanta, quanto per la presenza dell’ aminoacido catecolico L-DoPA, un precursore del neurotrasmettitore dopanima.

Quest’ultima esercita nel nostro organismo un ruolo assai rilevante in moltissimi processi fisiologici, dal comportamento sessuale all’umore, dal movimento e alle pulsioni. Già da tempo la medicina ufficiale utilizza questo aminoacido (di sintesi) nel trattamento delle malattie da carenza di dopamina come il Morbo di Parkinsons e, in misura minore, negli stati depressivi.

E’ bello constatare che gli studi attuali stanno confermando, come spesso potrebbe accadere, quanto gli sciamani o, per non andare troppo lontanto, la medicina ayurvedica già sapeva. Si veda in particolare lo studio, pubblicato qui sotto della dott.ssa Cassani, medico nutrizionista, del Centro Parkinson ICP di Milano.

Alla Mucuna si attribuiscono le seguenti proprietà:

1. Trattamento del morbo di Parkinson

2. Miglioramento e azione di stimolo sulla fertilità maschile e sulla secrezione dell’ormone della crescita

3. Afrodisiaco naturale: è utile per aumentare la libido in caso di disfunzione erettile lieve di origine psicogena e scarso appetito sessuale

Come molti superfoods, esistono anche delle controindicazioni (soprattutto se non si utilizza un bravo medico chirurgo nutrizionista!).

Di base è sconsigliata in presenza di gravi disturbi epatici, cardiopatie mediamente severe, gravidanza e allattamento.

Mucuna cibo crudoSulle virtù di questa pianta e dei suoi semi esistono diversi studi clinici che stanno confermando quanto la medicina ayurvedica ha  sempre saputo ed è “stimolante” vedere come medicina  alternativa e medicina ufficiale si incontrino e confermino il potere della nutraceutica e della fitoterapia.

Si vedano, ad esempio questi studi, tra cui uno tutto italiano.

R.Katzenschlager, A. Evans, A. Manson, P. Patsalos ed altri in “Mucuna Pruriens in Parkinson’s Disease: a double blind clinical and pharmacological study”, Neurol Neurosorg Psychiatry 2004. NAGASHAYANA et al, Association of L.dopa with recovery following ayurveda medication in Parkinson’s disease, J Neurol Sci 2000.

Questi autori hanno studiato l’effetto anti parkinsoniano di due singole dosi da 15 e 30 grammi di estratti di semi di Mucuna, standardizzati in L-DoPA (contenenti 500 e 1000 Mg di L-DoPA, equivalenti a 100 e 200 mg di L-DoPA in presenza di un inibitore della decarbossilasi) confrontandolo con una dose di 200/50 mg L-DoPA/Carbi-Dopa. Questi ricercatori giungono alla conclusione che la veloce insorgenza dell’efficacia terapeutica, la maggior durata d’azione nonchè la rilevante riduzione dell’effetto collaterale discinesia (i movimenti involontari della muscolatura) fanno propendere per una preferenza dei semi naturali di mucuna rispetto alla terapia con farmaci tradizionali sintetici. Di più, il secondo studio pubblicato suggerisce che la Mucuna possa essere assai più tollerato e, sostanzialmente migliore rispetto alle preparazioni farmacologiche a base di L-doPa

Shukla kk, Mahadi AA et al., in Mucuna pruriens improve male fertility by its action on the hypothalamus pituitary gonadal axis, Fertil Steril 2009.

Questo studio ha dimostrato l’efficacia della mucuna nel trattamento dell’infertilità maschile grazie al miglioramento dei livelli di testosterone, dell’LH, della Dopamina, Adrenalia e Noradrenalia in soggetti infertili, riducendo i livelli di prolattina e FSH nonchè aumentando la conta spermatica e la motilità degli spermatozoi. In pratica la Mucuna è in grado di migliorare la regolazione della stereoidogenesi e a qualità dello sperma in uomini non fertili.

Amin KMY, Khan MN, Hakim Syed Zillur Rahman et al. in Sexual function improving effect Mucuna pruriens in sexually normal male rats, Fitoterapia, 1996.

Questo studio condotto sui ratti era atto a valutare l’attività farmacologica della Mucuna sull’aumento della libido e potenza sessuale, con risultati decisamente positivi a favore di questo incredibile frutto, anche se ancora prematuri per darne grande risalto.

Dott.ssa Erica Cassani, medico nutrizionista, Dott.ssa M. Zini, Centro Parkinson ICP di Milano

Molto interessante il loro lavoro e contributo sempre in merito all’utilizzo della levodopa (L-DoPA) contenuta nei vegetali, anche per proporre un’alternativa naturale (e decisamente più economica) rispetto alla Levodopa di sintesi chimica. Molto meticoloso ed encomiabile il lavoro della dott.ssa Cassani: individuata la Mucuna Pruriens come pianta contenente in buon dosaggio questa sostanza naturale, ha provveduto a “mapparla” non solo per stabilire dove cresce, ma anche per comprendere le differenze di concentrazione di L-DoPa e la resistenza alla modalità di cottura, nonchè la presenza di fitati (antinutrienti). Lo staff della dott.ssa ha dunque raccolto 29 varietà diverse e ha verificato che la presenza di Levodopa è pressochè costante e analoga alle varie specie (concentrazioni di circa il 4-6%)  e gli antinutrienti sono solo nella buccia (da sempre scartati anche nella medicina ayurvedica).

Successivamente, anche nei metodi di cottura risulta di gran lunga migliore quello che già la popolazione autoctona conosceva: i semi vengono tostati a fuoco basso fintanto che, come per i pop corn, si sente il classico “pop”. La buccia si rimuove e si macina o pesta con il mortaio ottenendo una farina da setacciare.

Questa farina poi si prende facilmente con un pò d’acqua.

La dott.ssa Zini, medico neurologo del Centro Parkinson ICP di Milano, ha poi confrontato gli effetti della somministrazione di Mucuna con quelli di un preparato commerciale di Levodopa (Sinemet) in una paziente volontaria in giorni diversi, senza terapia da 12 ore, annontando il tempo che richiedeva lo sblocco, la durata dello sblocco e la sua modalità. Sono stati effettuati contemporaneamente di prelievi del sangue per confrontare la cura di assorbimento della levodopa.

Con Sinemet il tempo fino allo sblocco era di 30-35 minuti, dopo altri 10 minuti comparivano movimenti involontari moderati e l’effetto durata intorno ad un’ora e mezza. La paziente ha anche accusato la comparsa di distonia (contratture) agli arti inferiori che alterava la sua andatura, con camminamento “a cicogna”.

Con la Mucuna il tempo di sblocco era di soli 15 minuti e lo sblocco era “dolce”, senza i movimenti involontari indotti da Sinemet e senza distonia. Il blocco + ricomparso dopo 1 ora e 45 minuti.

Non sono disponibili i dati delle due curve di assorbimento.

E’ chiaro che si tratta di una sola esperienza isolata, ma in diversi paesi del mondo (si veda la bolivia, africa, america, canada) sono stati ottenuti risultati molto simili a questo.

 



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