Maqui

Gli indigeni di etnia Mapuche lo sanno da sempre: il Maqui rappresenta una incredibile fonte di proprietà nutrizionali e benefiche per la salute dell’uomo.

I Mapuche, per inciso, sono gli unici indiani d’America che mai sono stati sottomessi dai conquistatori europei durante il periodo storico della colonizzazione americana.  Difatti, alcune fonti storiche ricollegano la leggenda delle virtù di questa pianta all’inesauribile forza di questa popolazione indigena, che in effetti era dotata di un vero esercito di guerrieri senza paura.

bacche di maquiQuesta tribù usava non solo il frutto (la bacca, per intenderci) ma anche le foglie dell’albero: difatti dal frutto si ricavava la famosa Chicha – nome comune per quelle bevande alcoliche derivanti dalla fermentazione di vari tipi di cereali, come quella misteriosa della cibo degli deiManioca (forse alcuni di voi si ricorderanno quel bellissimo episodio intitolato “Il Cibo degli Dei” di Martin Mystere in cui se ne parlava in abbondanza) – mentre le foglie servivano per la preparazione di tisane dai grandi poteri lenitivi e curativi di ogni dolore (ferite di guerra comprese).

Approfondimento Mapuche

A poco è comunque servito questo superfood alla cruenta repressione ad opera di Pinochet fin dall’inizio del golpe del 1973, il quale sin da subito chiarì le sue intenzioni con la famosa frase da lui pronunciata “…non esistono popolazioni indigene, siamo tutti cileni”. Non possiamo dimenticare neanche la marcia degli indiani Mapuche contro Benetton dopo l’acquisto da parte di questa azienda di uno degli ultimi territori vergini del pianeta (un’estensione grande come metà del Belgio), in Patagonia, da sempre terra libera del popolo Mapuche, al fine di sfruttare i pascoli sterminati per una delle lane piu pregiate del mondo. Per altri approfondimenti clicca su reportage

Non solo. Anche Robinson Crusoe, il celebre protagonista del romando di Daniel Defoe, utilizzò le virtù di questa pianta per sopravvivere (per oltre 4 anni) dopo l’abbandono su di una remota isola dell’arcipelago Juan Fernandez.

maqui-berry-benefits-treeIl Maqui è una sempreverde  appartenente alla famiglia delle Elaecarpaceae, originaria della Patagonia (Cile ed Argentina) il cui nome scientifico è quasi impronunciabile: Aristotelia Chilensis. E’ un albero che può raggiungere i 5 metri di altezza e che si caratterizza per un fusto sottile e chiaro, spesso adoperato per creare strumenti musicali.

Il periodo di fioritura va da settembre a novembre mentre i frutti si raccolgono da dicembre fino a marzo; è infatti, una pianta con un fiore bellissimo bianco in grado di produrre delle bacche di color blu, ricchissime di proprietà nutrizionali e antiossidanti (le antocianine, un gruppo di formidabili polifenoli per la salute).

Cresce in un clima umido, freddo e molto soleggiato, tutti fattori che hanno reso il Maqui cosi ricco di antocianine: difatti, la funzione principale di queste ultime nelle piante è proprio quella di ripararsi dai danni che i raggi solari possono provocare e al tempo stesso captare al massimo l’illuminazione, per affrontare il rigido clima invernale d’alta quota.

Non esiste alcun dato scientifico che possa dimostrare senza dubbio le polvere di maquiproprietà terapeutiche di questa bacca; certo è che questi frutti viola sono ricchissimi di queste sostanze (i polifenoli) in grado di interagire positivamente sul nostro fisico, migliorando il metabolismo e riducendo l’infiammazione cellulare. Inoltre, se andiamo più a fondo, sembra che in esse si trovino in misura assai maggiore rispetto agli altri frutti simili, chiamiamoli “superfoods”, il più importante sottogruppo di antocianine dal punto di vista salutare: le  delfinidine.

Questo sottogruppo di antociani, sono note per stimolare il sistema immunitario (attraverso la produzione ad opera dei Linfociti T di interleuchina 2 ed altre citochine, nonchè la produzione di interferone gamma), per il loro contributo all’inibizione della crescita delle cellule cancerose, nonchè per la riduzione del rischio di malattie degenerative, grazie soprattutto all’alto potere anti infiammatorio e anti ossidante.

Quest’ultimo aspetto è stato più volte preso in considerazione da varie riviste “pseudo” scientifiche che si basano sul Test Orac, quel test che valuta la capacità di assorbimento dei radicali dell’ossigneo: un alto valore ORAC significa un alta capacità antiossidante, per lo meno in vitro.ORAC-maqui

In questo senso il Maqui ottiene il valore in assoluto  più alto rispetto a tutti gli altri “superfoods”, ma come abbiamo già ribadito diverse volte tali test nonchè l’intera validità del Test Orac lascia il tempo che trova, per diversi motivi, ma soprutto perchè:

1. Non è detto che alti livelli di antiossidanti rilevati in vitro si correlino ad alti valori antiossidanti anche nel corpo umano, per la ridotta capacità di assorbimento intestinale.

2. Non esiste un’ uniformità di dati.

Interessante in questo senso sono gli studi che sta portando avanti il dott. Barry Sears, membro del MIT e presidente della Research Infiammation Foundation, nonchè noto biochimico statunitense, sul potere del Maqui e, in generale, sull’elevata capacità “protettiva” degli antiossidanti, in particolare delle Delfinidine.

In ogni caso, senza farsi quindi troppo abbagliare dall’Orac, in via generale  è ormai acclarato che gli alimenti vegetali carichi di antocianine (come ad esempio le Delfinidine, le Peonidine, le Cianidine…) hanno potenziali effetti nel:

  • Promuovere alti livelli del colesterolo “buono”, ossia l’HDL;
  • Contrastare l’invecchiamento cellulare attraverso la neutralizzazione dei radicali liberi dell’ossigeno;
  • Proteggere il cuore
  • Migliorare la circolazione sanguinga, attraverso la protezione dell’integrità delle pareti dei vasi sanguigni;
  • Contribuire a mantenere a livelli “normali” la glicemia
  • Neutralizzare gli enzimi che poco alla volta distruggono il tessuto connettivo
  • Stimolare il sistema immunitario

Quali sono gli effetti collaterali?

Bè, da una parte non ci stancheremo mai di avvisare che se da una parte la mancanza di antiossidanti è in grado di provocare diverse patologie, anche l’eccesso, assunti per via esogena, può provocare svariati problemi.

Un problema legato all’uso (in quantità eccessiva) è che potrebbe causare stitichezza



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