Fagiolina del Lago Trasimeno

Fagiolina del Lago Trasimeno

E’ arrivata la Fagiolina del lago Trasimeno!

Un altro fagiolo, dirà qualcuno di voi…niente di speciale.

E invece no, è davvero un prodotto particolare, me ne sono innamorato appena ho avuto l’occasione di conoscerlo!

Le origini di questo alimento si perdono nel tempo, come spesso accade quando si tratta di parlare di prodotti che hanno un’alta riconoscibilità territoriale. Probabilmente originaria dell’Africa, la madre terra, si è sviluppata in Italia già all’epoca degli antichi etruschi, trovando le condizioni ideali di sviluppo nell’umido e fertile bacino del lago Trasimeno.

La prima testimonianza scritta della coltivazione della Fagiolina del Trasimeno risale al 1875 per opera dell’Ing. Monaldi che scrisse, sul Giornale Agrario Italiano, come “…nei pressi del Trasimeno coltivasi abbondantemente la cosiddetta Fagiolina del Lago, che credo sia una varietà del Dolichos Cathiang…

Diffusa sino al dopoguerra e prevalentemente negli orti, ha rappresentato il principale apporto proteico all’alimentazione delle popolazioni locali; infatti, questo tipo di fagioli contiene fino al 15% in più di proteine e una maggior digeribilità grazie alla buccia sottilissima.

Nella metà del secolo scorso, anche a causa del grave spopolamento delle campagne e alla preferenza di altre coltivazioni di consolidato valore commerciale, come il mais, girasole, i peperoni, è andata progressivamente scomparendo, fino a quasi l’estinzione.

Successivamente, grazie al paziente lavoro di alcuni giovani agricoltori ed in collaborazione con la Facoltà di agraria dell’Università di Perugia, è stata recuperato questo prodotto unico e preziosissimo, tanto che nel 2000 è stata riconosciuto ed inserito nei presidi Slow food.

E’ un fagiolo piccolissimo, di forma ovale, caratterizzato da una varietà incredibile di colori: bianco, panna, rosa, salmone, nero, marrone, con screziature diverse e la saltuaria presenza dell’occhio.

Il costo del prodotto è più alto rispetto ai comuni fagioli anche per il tipo di coltivazione: lunga, faticosa e manuale, dalla semina alla maturazione; quest’ultima è oltretutto “scalare”, i fagioli devono esser raccolti ogni giorno per un paio di settimane.

le fasi di raccolta manuale

le fasi di raccolta manuale

Le piantine vengono poi fatte essiccare, battute con bastoni e, infine, con i vagli si provvede alla separazione dei semi ed insaccamento.

Il gusto è delicatissimo, con sentori erbacei pronunciati ma raffinati, cosi come la buccia, che risulta sottile a assai poco coriacea, che svela una polpa a grana finissima, davvero piacevole al palato anche nella sua consistenza.

Da un punto di vista nutrizionale la Fagiolina del Trasimeno ha un maggior contenuto di fibra alimentare solubile (addirittura superiore al 200% di altri fagioli commerciali) ed un minor contenuto di amidi e zuccheri totali, che nobilita questo alimento anche per l’azione prebiotica che svolge.

Da considerare anche l’importanza del quadro nutrizionale e organolettico dato dagli elementi minerali e vitaminici contenuti in questa varietà.

Facilissimo prepararla: é sufficiente sciacquarla e cuocerla in acqua bollente per circa 45 minuti, senza ammollo,

Difendi il cibo. Con i denti.



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