EQUISETO O CODA CAVALLINA

Il termine Equiseto, che  deriva dal latino Equi saeta, ossia “coda di cavallo”, ben descrive la particolarità estetica di questa pianta, elogiata già nel 40 d.c. dal mediequiseto coda di cavalloco e farmacista greco Dioscoride Pediano, che esercità a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone. Famoso come sostituto del Sapone, veniva utilizzato anche per levigare e sgrassare superfici anche metalliche, grazie alla presenza dei granuli di silicio presenti superficialmente sulle foglie.

Per secoli, comunque, le comari hanno usato l’equiseto sfruttandone l’alto potere abrasivo della silice (per altro insolubile) nonchè gli artigiani per piallare e sabbiare il legno

Plinio il vecchio spiega la denominazione di “coda cavallina” data da questa pianta “...perchè somiglia ad una criniera di cavallo…“, relegandola ad erba di prato assai “...sgradevole, invisa), forse per la presenza di saponine che la rendono amarognola. Ciononostante, in passato i germogli di alcune specie venivano impanati e fritti, oppure conditi con aceto, inseriti in minestrone per integrarne i minerali.

Alcuni testi però sollevano la considerazione sul fatto che va fatta comunque attenzione ad un consumo autonomo nell’alimentazione quotidiana perchè alcune specie e soprattutto se ingerite in quantità possono provocare tossicità in quanto possono contenere l’enzima tiaminasi che disattiva il complesso Vitaminico del gruppo B

Si tratta di una pianta pressochè perenne, le cui dimensioni variano da specie a specie e diffusa in pratica in tutto il nostro pianeta, ad eccezione dell’Oceania e Antartide. E’ tra gli organismi più antichi della terra, pensate che sono stati scoperti fossili risalenti alla fine del Devoniano (395-345 milioni di anni fa) e sono ancora più primitive delle angiosperme: non hanno organi sessuali distinti, si propagano e si riproducono mediante Spore.

Ricchissimo di Silicio, un oligominerale presente nel nostro organismo di cui equiseto nascitaabbiamo già parlato nel nostro sito, anche in occasione del Miglio Bruno, ma anche di Calcio e Potassio, ha grandi proprietà rimineralizzanti oltre che per mantenere in salute la struttura elastica di vari organi, come ghiandole surrenali, milza, reni, polmoni, cuore, arterie ed ossa.

Contiene anche Flavonoidi, piccole quantità di alcaloidi, resine e acidi organici (come l’acido ascorbico), nonchè potassio, manganese, ferro e calcio.

E’ presente una sostanza che pare in grado di indurre la formazione di nuovo tessuto osseo: l’ Ipriflavone.

L’Equiseto ha proprietà curative notevoli: antiinfiammatorio, astringente (in quanto limita la secrezione dei liquidi) cicatrizzante ed emostatico (in quanto accellera la guarigione delle ferite e blocca la fuoriuscita del sangue) , oltre all’attività svolta dall’acido silicico di cui già abbiamo parlato.

E’ consigliato agli sportivi con problemi articolari e tendinei, anche a seguito di fratture, negli stati di stanchezza, negli adolescenti per l’aiuto allo sviluppo dell’accrescimento scheletrico nonchè agli adulti ed anziani per prevenire e contrastare l’osteoporosi, migliorare la salute di capelli, unghie e come preventivo della carie dentaria

Infine una curiosità, che poi vi alleghiamo come nota a piè pagine e vi invitiamo a leggere: questa pianta era anche nota dagli erboristi e farmacisti per la sua capacità di assorbire l’Oro disciolto nell’acqua, anche se in realtà era un metodo poco virtuoso ed efficace; sebbene la capacità di assorbimento dell’equiseto era certamente superiore rispetto ad altre piante, sarebbero state necessarie diversi quintali di fusti freschi per recuperare poch decine di grammi d’oro!

un fossile d’oro, l’equiseto

Scheda officinale Equiseto



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